lunedì 18 gennaio 2021

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 Giorgia aveva 40 anni,milanese d'importazione ( i suoi erano originari della Capitanata, in Puglia), divorziata. Bella donna, mora, occhi chiari. Il marito però se n'era andato via di casa a stare con una brasiliana di 20 anni e lei era rimasta sola. Però con la figlia. La figlia l'aveva chiamata Greta. Ma era successo prima del fenomeno mediatico della bambina ambientalista Greta Tunberg e se avesse potuto le avrebbe cambiato il nome. Non avrebbe tollerato al lungo che sua figlia portasse il nome di quella bambina antipatica e brutta che urlava ai potenti le loro mancanze sul problema del clima. Per Giorgia, Greta Tunberg, era uno fenomeno mediatico creato a tavolino da poteri occulti che volevano rovesciare l'equilibrio mondiale naturale.

Giorgia abitava in un appartamento ristrutturato , da qualche parte in viale Monza a Milano. Accompagnava la figlia alle medie lì in zona, una scuola  nei pressi di via Venini, quasi tutti i giorni. Da quando c'era la Pandemia, per alcuni periodi, sua figlia era dovuta stare in casa. Faceva lezione al computer, la cosiddetta DAD, acronimo che stava per Didattica A Distanza. Ma l'ultima volta che l'aveva accompagnata a scuola, per fare lezione, in presenza, come si soleva dire, si era lamentata con una delle insegnanti.

-Mia figlia non deve portare la mascherina. Non è una mummia. E non voglio che sembri come la figlia di una mussulmana che porta il burqua, disse alla Salimbeni, l'insegnante di scienze.

-Signora, ma è la legge, provò a dire la Salimbeni.

-La legge? E che legge è mai questa che ci costringe ad andare in giro come mussulmani? E tutto per una influenzella da poco che ammazza solo chi praticamente è già morto...

-Signora Speraldi, il Coronavirus non è una cosa da sottovalutare. Si può morire. Muoiono anche persone giovani. E chi lo prende e non muore può avere delle conseguenze a lungo termine.

-Ecco, è arrivata un'altra virologa. Tutti virologi, siete!

Giorgia Speraldi aveva preso sua figlia e l'aveva riportata a casa. Senza mascherina erano arrivate e senza mascherina tornarono a casa. Madre e figlia.

Era tornata  a casa furente di rabbia e aveva messo Greta davanti al computer. Ecco qua, Greta, puoi giocare quanto vuoi al computer, tanto è più educativo della scuola che frequenti, le aveva detto.

Poi era uscita per andare al lavoro.

Giorgia faceva la segretaria per un gruppo di commercialisti che avevano uno studio associato.

Lo studio era a Sesto San Giovanni, uno grosso comune della provincia Milanese, non lontano da dove abitava. Per arrivarci prendeva la metropolitana. Faceva due passi da dove abitava e prendeva la metro a Sesto Marelli, lì nei pressi. Per strada e lungo tutto il tragitto non indossava alcuna mascherina, chirurgica o meno che fosse, nonostante l'obbligo imposto dagli ultimi decreti governativi. Allo scopo di contrastare la diffusione del Coronavirus. I passeggeri della metro la guardavano un pò in cagnesco e un pò con curiosità. Quando stava per uscire dai tornelli della metro, una volta a Sesto San Giovanni, un addetto dell'ATM (l'azienda dei trasporti pubblici milanesi), la fermò.

-Signora, scusi, quando è entrata nella metto, la portava la mascherina?

-No di certo. E non ho intenzione di mettermela. Mi dovete arrestare, disse Giorgia Speraldi con una certa veemenza. E poi lei chi è che si permette di fermarmi? Eccolo qui il mio biglietto, aggiunse sventolandoglielo in faccia...

L'addetto della metro, capelli grigi, viso scolpito dagli anni, la lasciò andare. Tanto prima o poi sarebbe stata fermata da qualcuno con più potere. Anche se nel frattempo avrebbe potuto fare danni, pensò subito dopo. Così entrò nel gabbiotto della metro al centro dei tornelli e fece una telefonata al suo capo servizio. E il capo servizio chiamò la Polizia. Una pattuglia di zona che era lì nei pressi , fece inversione e seguì un pò di gente che sciamava sui marciapiedi. Ma non si accorse di nulla. Avevano l'urgente problema di dove andare a fare colazione. E con i bar che funzionavano solo da asporto, si sarebbero trovati ad affrontare un grosso problema. Gigantesco.  Come avrebbero fatto a non riempire di briciole di cornetto l'auto di servizio?

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