martedì 26 gennaio 2021

4

 Mario tornò a casa dal lavoro. Sheila gli andò incontro, dopo che aveva appeso il loden sull'appendiabiti  all'ingresso. Si baciarono. Poi Mario si spogliò e fece la doccia. Dopo fecero l'amore. Al termine Mario non fumò. Stava smettendo. Fumare dopo il sesso? Lo aveva fatto per anni, con la sua ex. Ed era come se ci fosse stato qualcosa di inespresso. Con Sheila non provava quella sensazione. Si sentiva soddisfatto, sazio. Poi Sheila gli disse di sedersi al tavolo da cucina e di girare la sedia di lato.

-E' il momento di aggiustarti i piedi, disse. Sheila parlava già bene in italiano. Il suo accento brasiliano non l'aveva di certo abbandonata. E forse non l'avrebbe abbandonata mai. Erano le sue radici. Due anni in Italia e il suo italiano era molto buono. Mario si stupiva al riguardo. E l'accento brasiliano le conferiva quel tocco esotico che ne esaltava ancor più la bellezza mulatta. Non sapeva quanto sarebbe durata. Ma era stufo di pensare in quei termini. A volte capita, quando sei stato bruciato da un'esperienza precedente andata male. A volte capita , anche, quando c'è una certa differenza d'età. Sheila non poteva avere figli per un problema congenito. E Mario non sapeva se questa cosa aveva favorito la loro relazione. Ma non se lo sarebbe chiesto a lungo, credette. O forse sì? Gli italiani, gli europei, pensavano troppo, considerò. I sudamericani vivevano il momento. Erano  buddhisti senza essere buddhisti. Erano buddhisti nati in terre non buddhiste. Si sorprese, nell'aver pensato questo. Doveva essere l'effetto dell'aver ripreso a leggere. Dopo anni in cui aveva vissuto in una casa dove leggere era considerata una perdita di tempo. Rispetto alle cose da fare. Rispetto a tutto. Rispetto alla vita. Una vita che non c'era.

Sheila tornò dal bagno con un bacile plastico pieno a metà di acqua tiepida. Lo pose ai piedi di Mario. Ci versò dentro dell'aceto di canna da zucchero. Poi andò in cucina. Aprì il frigo. Prese due limoni verdi e li tagliò a metà. Tornò in sala da pranzo. Si inginocchiò e cominciò, con i limoni, a strofinare i piedi di Mario. Terminato lo strofinio, prese una sedia e si sedette di fronte a lui. Lo invitò a tirar fuori i piedi dalla bacinella. Uno per volta. Glieli asciugò. Poi, sempre stando seduta, allungò una mano sul tavolo da pranzo. Prese una lima per le unghie e cominciò a lavoragli le unghie dei piedi. Al termine , valutò le dita dei piedi che potevano presentare dei funghi. Le levigò per bene e gli dette su qualche spennellata di un prodotto antifingino acquistato in farmacia.

-Non ci sono da voi erbe adatte, disse Sheila. Ma questo remedio, questo farmaco, potrebbe andare bene lo stesso. Tempo un mese e guarirai.

Poi , sempre dal tavolo, sul quale aveva poggiato tutto con cura prima del rito, prese una crema per il corpo. E cominciò a massaggiargli i piedi.

-La prossima volta uso spatola per toglierti la pelle morta dalla pianta, gli disse.

Mario si osservò i piedi, che poggiavano sull'asciugamani in terra. Non sembravano più i suoi piedi. Unghie perfette, sensazione di fresco, dopo una giornata trascorsa andando a piedi nei vari siti da visitare, per lavoro; piante morbide. Profumo di crema. Non gli sembrava vero. Sarebbe stato troppo facile dire che la sua ex a lui certe cose non si sarebbe mai sognata di fargliele. Magari Sheila veniva da un'altra cultura. Ancora tradizionale. Una cultura in cui il ruolo della moglie, della compagna, era ancora quello di trattare il marito in modo quasi devozionale. Pensò un pò a questa cosa. Ma non ci trovò nulla di degradante o di umiliante. Dopotutto lui non gli aveva mai chiesto niente. Era stata una sua iniziativa. E a lui era piaciuto. E si era un pò vergognato nel dover pensare di darle una mancia. E non lo fece. La avrebbe offesa, questo sì. Anche se Sheila non lavorava e magari qualche soldo per le sue spesucce le avrebbe fatto comodo.

E sì, Sheila non lavorava. L'ultimo lavoro in cui era stata impiagata era stato un MacDonald. Dove il suo capo si prendeva un sacco di licenze. Tutte le volte che passava sul retro, mentre lei preparava i panini, gli si strusciava contro. E una volta che lei aveva protestato lui se n'era uscito con frasi del tipo-che problema c'è? Tanto voi brasiliani che venite a stare da noi siete o puttane o trans. E adesso mi vieni a fare la santarellina? Sheila aveva gettato via il grembiule della divisa e se n'era andata. Nonostante i suoi vent'anni, era una ragazza con gran senso della propria dignità. Certo, non era una santa. Ma voleva scegliere lei a chi concedere le sue grazie; e senza forzature da posizioni di potere. In Brasile, a Porto Alegre, da dove veniva, aveva praticato il ju jitsu ed aveva visto tutti i film di Bruce Lee rimediabili in rete. Conosceva la sua storia. E lo aveva sempre amato come personaggio, nonostante non fosse uno dei miti della sua giovane generazione. Lo ammirava per quel suo spirito di ribellione, sia contro la preistorica tradizione delle sue origini, sia contro le ridicole concezioni razziali che gli occidentali, che si definivano civiltà superiore, nutrivano nei confronti dei cinesi. Ed era un pò quello che aveva preso a pensare lei. Già nel momento in cui, partendo da Porto Alegre, verso il mondo, aveva deciso di vivere la vita senza fare la vita. E ricadere nel frusto stereotipo di cui erano vittima i suoi connazionali ognidove nel mondo. E poi, credeva lei, secondo le leggi di mercato, se i sudamericani vendevano i loro corpi, non era forse perchè la loro offerta soddisfaceva una domanda ormai enorme? Ma non era il suo campo. E quanto aveva riso, quella volta che, a casa di una sua amica, aveva visto un film di Troisi in cui il refrain del comico napoletano, consisteva nel lamentarsi verso tutti quelli che lo incontravano, lontano dalla sua terra, perchè gli chiedevano se era un emigrante? Si era sentita simile a lui. E se l'era portato dentro, quel film, per un bel pò di tempo. A vent'anni, se devi lavorare per vivere, l'università è quello che ti capita nella vita. I film che vedi, le cose che fai, le persone che frequenti.


venerdì 22 gennaio 2021

3

Sei del pomeriggio. Inverno. Giorgia decise di far visita a sua sorella Penny. Penny era il diminutivo di Penelope ed era così che si faceva chiamare. In particolar modo dalla sorella. Davanti al portone a vetri dello stabile di via Papiniano, Giorgia si ravviò i capelli. Andava particolarmente fiere della sua zazzera nera e dei capelli lisci. Gli occhi azzurri le davano un tocco ancora più nordico, e la cosa le piaceva particolarmente. Dette una sistemata a Greta e alle sue trecce castane appena composte con dovizia. Si ammirarono entrambe nello specchio della vetrata del portone. Poi citofonò. 
-Sono Giorgia.
-Salite pure disse Penny.
Una volta in casa, una bella casa, un ampio appartamento ben arredato, in stile moderno, Greta si mise a giochichiare con Marcolino. Marcolino , il cuginetto di Greta aveva pochi mesi. Ma dalle braccia della madre che lo reggeva in braccio, sgambettava allegramente e sorrideva compiaciuto. Come se avvertisse aria di famiglia. Così piccolo e sembrava che adorasse Greta. Greta si sedette sul divano in pelle beige , davanti alla tv, che a quell'ora del pomeriggio trasmetteva cartoni su un'emittente scelta per l'occasione. E tenne un pò in braccio Marcolino. Così, come un bambolotto. Penny approfittò per andare in cucina a fare una tisana. Dentro cui inzuppare dei biscotti al cioccolato appena fatti. Penny era più in carne della sorella, forse a causa delle recente gravidanza. Qualche bigodino ancora in testa, in mezzo ai capelli castani e lunghi.
Parlarono un pò di questo e un pò di quello, della spesa al Carrefour, dei riscaldamenti troppo alti, dell'ultima puntata de Il Grande Fratello Vip e di come fosse simpatico quel Signorini lì. Fuori c'era la Pandemia, Milano era considerata zona a rischio, vigeva l'obbligo della mascherina ma nessuna delle sue sorelle la indossava. 
-Dov'è Giacomo? Chiese Giorgia a sua sorella. Penny era di qualche anno più piccola di lei ed era al settimo cielo per la recente maternità, attesa a lungo. Giacomo, il marito di Penny, era un bancario e a quell'ora era chiuso in camera a lavorare online per la sua banca. Le banche erano chiuse, ricevevano clienti solo su appuntamento e solo di mattina.
-Giacomo è di là che lavora. In tutta comodità, dal suo studio, disse Penny.
 Tra una partita di play station e la chiusura di un contratto, tra le varie transazioni e spostamenti di denaro altrui online e il superenalotto online. Ogni tanto, fra la chiusura di una pratica e l'altra, Giacomo, abbandonava il suo pc e si sedeva sul suo divano in pelle nera scolandosi qualche lattina d birra ghiacciata appena tirata fuori dal suo frigo personale. Più che lo studio di un bancario sembrava l'ingresso del pied a terre di una escort di quei tempi moderni.
-Allora, come va, sorella? Chiese Giorgia.
-Bene, dai. Io sono a casa dal lavoro (Penny faceva l'agente immobiliare), mi godo la famiglia. Tanto Giacomo porta abbastanza danè a casa per tutt'e due. Te, invece, come va?
-Solita vita. Adesso al lavoro il mio capo, che dico, I MIEI CAPI, vogliono che mi metta questa cavolo di mascherina. Che non mi fa nemmeno respirare bene. E' una cosa da pazzi. E tutto per una cosa da niente.
-Oddio, la Televisione parla di almeno 600 morti al giorno.
-Tutte bufale. Dovevano morire lo stesso. In fin dei conti che sono 600 morti su 60 milioni di abitanti? Nulla. L'ennesimo spauracchio creato ad arte per tenerci buoni buoni e a testa bassa. Poi loro, i miei capi...Te li raccomando. Una manica di ebrei pieni di soldi. E li moltiplicano ogni giorno. Sai che affari con questi finanziamenti a pioggia del governo? E loro si occupano di recuperarli per i loro clienti, lucrandoci su. Questa specie di virus è un business, altro che.
-E Greta? Chiese Penny.
Greta era ancora sul divano e giocava con Marcolino. Lo considerava un pò il suo bambolotto vivente.
-Greta , boh...Si, dai, sta bene. Per il momento fa scuola da casa, al computer. A scuola la volevano fare entrare solo con la mascherina. Ma questi sono scemi. Sai che traumi creeranno a sti bambini?
-Non starai esagerando , un pò?
-No, perchè. Anzi, sono moderata, disse Giorgia.
-E...Dì un pò, con il tuo ex come va? La stuzzicò Penny.
-Non sopporto di vederlo pendere dalla labbra di quella sciacquetta extracomunitaria. Si è proprio rimbambito. Stai molto attenta che può succedere anche a te.
-No, ma va, che dici? Giacomo non ha di questi grilli per la testa. Non mi cerca quasi più, adesso che c'è Marcolino. Dormiamo e basta. Anche perchè siamo stanchi morti, sempre.
-Piuttosto, aggiunse Penny, riguardo a te, non è il momento di guardarsi intorno? Sei sempre molto bella, chissà a quanti fai girare la testa!
-Sì...Ci sto pensando. Ma non voglio concedermi ad uno qualsiasi. E poi c'è Greta. Pensi sia facile trovare un uomo che si prenda una con un figlio? Figa per quanto io possa essere? 
-Uhm...Fece Penny.
-Sto parlando di qualcuno che abbia anche una posizione... Cavolo, se mi devo concedere non mi metto certo con un operaio?
-Dipende dall'operaio, disse Penny. Ci sono operai specializzati che guadagnano più di un bancario.
-Hai capito cosa voglio dire, disse Giorgia.
-Ma com'è poi, che siete arrivati a separarvi? Non me l'hai mai detto, chiese inaspettatamente Penny.
-Mario è sempre stato uno senza attributi. In ufficio si è fatto sopravanzare da tutti. E dire che è un'azienda che si occupa di smaltimento dei rifiuti. Tecnicamente era un colletto bianco degli spazzini. Poi queste sue abitudine di volermi coinvolgere in questi balli latini...Io non ne volevo sapere. Mi hanno sempre fatto schifo, i balli latini. Aggiungiamo che mi criticava su tutto. Sul fatto che ero vegetariana, sui vaccini...Lui voleva farli fare tutti, a Greta. La voleva far bombardare di questa roba di cui nessuno conosce il contenuto. Negli ultimi tempi non mi cercava più. Avevo capito che si era fatta l'amante. Rincasava tardi e sempre fischiettante.
-Ma tu non facevi niente per rimettere le cose a posto?
-E che avrei dovuto fare?
-Che ne so, stuzzicarlo un pò: completini sexy, piccole accortezze, andare in una beauty farm insieme, qualche aperitivo la sera...cose così...
-L'uomo è lui. Tutte queste cose sarebbero dovute venire da lui. E lui è sempre stato il tipo d'uomo che voleva essere servito e riverito. Persino a letto!
-Beh, cosa c'è di male, in questo?
-Niente. Solo che io se dovevo servire e riverire qualcuno, be', doveva essere qualcuno di speciale. In carriera, bello, addominali scolpiti, brillante...Mentre lui era uno qualunque... Ho sbagliato a sposarlo...Poi dopo quello che mi ha fatto: tradirmi con un'extracomunitaria di vent'anni più giovane! Non lo doveva fare! Be', adesso sta con una del suo livello!

Trascorsero la sera insieme. 
Ad una certa ora Giacomo venne fuori dal suo "studio". Aveva una lattina di birra in mano e se la stava scolando con gusto. Calvo al centro della testa con una coroncina di capelli scarmigliati. Alto, allampanato.
-Ciao Giorgia, come va? Che piacere vederti. E Greta, dov'è? Ah, eccola la demonietta...Sta giocando con Marcolino. Non sono due amori? Disse.
Mangiarono qualcosa. Hamburger vegetali (non Giacomo). Mia sorella sì che mi vuole bene, aveva pensato Giorgia. E non aveva dato seguito alle solite battute da avanspettacolo di Giacomo, sulla carne finta e sulle povere lattughe che erano esseri viventi  anche esse. Ma poi prese Greta. Abbracciò sua sorella  e uscirono. Tornarono a casa in auto. Fuori c'era un traffico neanche si fosse in una situazione normale. Ci si poteva muovere di casa, secondo le recenti disposizioni governative, solo per fare la spesa o acquistare farmaci. Oppure ci si poteva recare a casa di qualche congiunto. Ma fuori c'era il traffico delle grandi occasioni. 
Giorgia rincasò con Greta. In viale Monza. Erano le 22,00 circa. Dopo quell'ora sarebbe scattato il coprifuoco. Ma per Giorgia rincasare a quell'ora era stato del tutto casuale.
Mise a letto Greta e si preparò una tisana. Poi dette un'occhiata a Facebook e Whatsapp. Chattò un pò con qualche sua amica e se ne andò a letto. L'indomani si sarebbe dovuta alzare sul presto per andare al lavoro. Solito tran tran quotidiano. Non succedeva niente, nella sua vita. E adesso anche quel niente, LORO, lo volevano ulteriormente imprigionare.


giovedì 21 gennaio 2021

2

 Mario Arnoldi era il marito di Giorgia Sparaldi.  40 anni, brizzolato, piuttosto in forma. Gli piaceva camminare a piedi. Il giudice aveva stabilito che poteva passare alcuni giorni con sua figlia Greta. 

Era un sabato e passò, verso sera, da casa di Giorgia, per prendere Greta. Avrebbero passato la giornata insieme.

-Buonasera, disse Mario entrando in casa.

-Salve, disse Giorgia con un ghigno beffardo in viso, già qui?

-Si, mi sono liberato prima.

-Dov'è la puttanella che ti scopi?

-Ehm...non parlare così, per favore, c'è la bambina.

-La bambina è già abbastanza grande per capire che la mamma ha ragione...Dov'è, quindi?

-E' in macchina, giù in strada. Dopo l'ultima volta non se l'è sentita di salire.

-Cos'è, si sente in colpa quella ladra di mariti extracomunitaria?

-Sai bene che non è così. Tra noi le cose non andavano già bene prima.

-Infatti, gli errori si fanno una volta sola.

-Piuttosto, tu, qualche nuovo amore all'orizzonte? A me farebbe piacere...Per te.

-No. Voi uomini siete una razza traditrice. Non credo di essere ancora pronta per altre finzioni del genere.

-Come vuoi, disse Mario, rassegnato.

Greta spuntò da dietro la porta della sua cameretta. Zainetto in spalla. Andò incontro al padre e l'abbracciò. Giorgia ebbe un moto di gelosia che soffocò a stento.

-Inutile dirti che Greta non deve mangiare quelle schifezze etniche che cucina la tua puttanella.

-La bambina sta deperendo a vista d'occhio. Devo far stabilire dal giudice la sua dieta, anche?

-Sai che siamo vegetariani. E stai all'interno di questa scelta. Tu puoi ingozzarti di carne quanto vuoi, la salute è tua, ma tua figlia non deve mangiare carne. Dio solo sa cosa ci mettono dentro la carne, oggigiorno. Per non parlare delle sofferenze inflitte a quei poveri animali.

Mario non disse niente. Era abituato a quelle paternali . Avvenivano tutte le volte che andava a prendere sua figlia per portarsela un pò a casa.

-Che cosa farete? Chiese Giorgia.

-Staremo a casa. Greta guarderà la Tv. Contollerò i suoi compiti. Cose così. Con la pandemia non si può fare altro.

-Eccolo qui, un altro virologo di strada. E già che quelli veri possono pure essere peggio di quelli finti. Tutti al servizio di  politici e case farmaceutiche.

Mario prese per mano sua figlia e tolse le tende nel più breve tempo possibile. Uscì da quella casa quasi volando.

In macchina c'era Sheila, ad attenderlo. Quando Greta scese ed entrò in macchina, la  bambina l'abbracciò.

Sheila la strinse forte al petto. Mario sorrise. Mise in moto e partirono. Sheila aveva vent'anni di meno di lui, ma non aveva dato segni che le importasse. Insieme stavano bene. E con Greta in macchina con lui, si sentiva completo. Non provava odio per la moglie. Ma il loro matrimonio non avrebbe potuto continuare a lungo. Tutte quelle fisime, quelle idee scopiazzate da internet o mutuate da guru da baraccone incontrati qua e là, avevano cominciato a rendere la loro storia invivibile. A furia di mangiare verdure-perchè sua moglie s'era messa in testa questa storia del dover essere vegetariani-stava acquisendo un colorito giallastro. Non rideva più. Era triste. Vino non se ne poteva bere, perchè sua moglie era astemia militante. E il sesso si era rarefatto come il lucore di una singola lucciola nella notte più buia dell'anno. Incontrare Sheila gli aveva donato una nuova linfa vitale. E non gli importava che fosse molto più giovane di lui. E che magari un giorno l'avrebbe scaricato. In quel momento, con sua figlia e Sheila, si sentiva completo. Considerò che si poteva vivere anche per quel qui e adesso di felicità, correndo persino il rischio che non si sarebbe ripetuto nel corso dell'esistenza. Il matrimonio con Giorgia , al contrario, lo stava uccidendo.

Brutto porco. Sono tutti uguali, gli uomini. Forse dovrei diventare lesbica, pensò Giorgia, per un momento. Poi subito dopo cancellò quell'idea impura dalla sua mente. Ma come mi viene in mente? Quelle sono uomini al cubo. E non hanno nemmeno il cazzo.

Svolse qualche faccenda di casa. Poi si mise a smanettare sul portatile. Passò da  Facebook a Whatsapp e viceversa. Libri non ne leggeva. Anche perchè non trovava nulla che la soddisfacesse. Anche le case editrici erano asservite al sistema. Erano tutti d'accordo. Alla fine anche i libri sul vegetarianismo invitavano a non portare quella filosofia alle estreme conseguenze. E ad avere una certa tolleranza nei confronti dei "carnivori". Ci si doveva accontentare della diminuzione del consumo di carne. Già. Ebbe un moto di rabbia. La brasiliana, l'extracomunitaria, guai a lei se dà da mangiare a Greta tutta quella carne grassa arrostita, come ha in abito di fare la sua gente. In fondo, pensò, se uno come Hitler, che aveva tenuto in scacco il mondo, era vegetariano, ci dovevano essere dei motivi più che validi. Me ne frego di quello che dicono la Tv, i giornali o i libri, su Hitler. Il sistema dell'informazione era completamente asservito alle borghesie ebraiche internazionali. Perchè avrebbero dovuto parlar bene di Hitler? E perchè avrebbero dovuto approfondire tutte quelle teorie che smentiscono l'esistenza dei campi di sterminio? Fare le vittime era più vincente che fare la parte dei carnefici. La storia l'avevano ribaltata loro, quelli lì. Ed erano gli stessi che volevano tener tutti sotto controllo con questo virus che si presumeva letale. Quelli che erano morti, fino a quel momento, erano morti e stramorti già da un pezzo. Anziani decotti in attesa di togliersi dai piedi da sè. Il virus aveva solo accelerato un processo naturale. E sicuramente fra i morti non ci doveva essere alcun vegetariano. Ne era sicura. Perchè quella dieta rendeva forti. E non ti faceva ammalare con i veleni e gli antibiotici che davano a quelle povere bestie prima di macellarle per il sollazzo di tutti...Che dico, di tutti. Degli uomini. Specie di quelli che si sentivano maschi alfa. Tanto non gli veniva su lo stesso. Dovevano prendere il viagra o altri affini. Altri soldi alle case farmaceutiche.

Mentre si perdeva nei suoi pensieri, Giorgia pensò che doveva prepararsi per il lavoro. Anche domani devo lavorare per quegli ebrei sfruttatori...Tutta gente piena di soldi che sbava per gli extracomunitari. Sanno solo portarseli a letto. O fargli l'elemosina. O difenderli nei discorsi da bar. Solo quell'idiota del mio EX MARITO se n'è portata una a casa.



lunedì 18 gennaio 2021

1

 Giorgia aveva 40 anni,milanese d'importazione ( i suoi erano originari della Capitanata, in Puglia), divorziata. Bella donna, mora, occhi chiari. Il marito però se n'era andato via di casa a stare con una brasiliana di 20 anni e lei era rimasta sola. Però con la figlia. La figlia l'aveva chiamata Greta. Ma era successo prima del fenomeno mediatico della bambina ambientalista Greta Tunberg e se avesse potuto le avrebbe cambiato il nome. Non avrebbe tollerato al lungo che sua figlia portasse il nome di quella bambina antipatica e brutta che urlava ai potenti le loro mancanze sul problema del clima. Per Giorgia, Greta Tunberg, era uno fenomeno mediatico creato a tavolino da poteri occulti che volevano rovesciare l'equilibrio mondiale naturale.

Giorgia abitava in un appartamento ristrutturato , da qualche parte in viale Monza a Milano. Accompagnava la figlia alle medie lì in zona, una scuola  nei pressi di via Venini, quasi tutti i giorni. Da quando c'era la Pandemia, per alcuni periodi, sua figlia era dovuta stare in casa. Faceva lezione al computer, la cosiddetta DAD, acronimo che stava per Didattica A Distanza. Ma l'ultima volta che l'aveva accompagnata a scuola, per fare lezione, in presenza, come si soleva dire, si era lamentata con una delle insegnanti.

-Mia figlia non deve portare la mascherina. Non è una mummia. E non voglio che sembri come la figlia di una mussulmana che porta il burqua, disse alla Salimbeni, l'insegnante di scienze.

-Signora, ma è la legge, provò a dire la Salimbeni.

-La legge? E che legge è mai questa che ci costringe ad andare in giro come mussulmani? E tutto per una influenzella da poco che ammazza solo chi praticamente è già morto...

-Signora Speraldi, il Coronavirus non è una cosa da sottovalutare. Si può morire. Muoiono anche persone giovani. E chi lo prende e non muore può avere delle conseguenze a lungo termine.

-Ecco, è arrivata un'altra virologa. Tutti virologi, siete!

Giorgia Speraldi aveva preso sua figlia e l'aveva riportata a casa. Senza mascherina erano arrivate e senza mascherina tornarono a casa. Madre e figlia.

Era tornata  a casa furente di rabbia e aveva messo Greta davanti al computer. Ecco qua, Greta, puoi giocare quanto vuoi al computer, tanto è più educativo della scuola che frequenti, le aveva detto.

Poi era uscita per andare al lavoro.

Giorgia faceva la segretaria per un gruppo di commercialisti che avevano uno studio associato.

Lo studio era a Sesto San Giovanni, uno grosso comune della provincia Milanese, non lontano da dove abitava. Per arrivarci prendeva la metropolitana. Faceva due passi da dove abitava e prendeva la metro a Sesto Marelli, lì nei pressi. Per strada e lungo tutto il tragitto non indossava alcuna mascherina, chirurgica o meno che fosse, nonostante l'obbligo imposto dagli ultimi decreti governativi. Allo scopo di contrastare la diffusione del Coronavirus. I passeggeri della metro la guardavano un pò in cagnesco e un pò con curiosità. Quando stava per uscire dai tornelli della metro, una volta a Sesto San Giovanni, un addetto dell'ATM (l'azienda dei trasporti pubblici milanesi), la fermò.

-Signora, scusi, quando è entrata nella metto, la portava la mascherina?

-No di certo. E non ho intenzione di mettermela. Mi dovete arrestare, disse Giorgia Speraldi con una certa veemenza. E poi lei chi è che si permette di fermarmi? Eccolo qui il mio biglietto, aggiunse sventolandoglielo in faccia...

L'addetto della metro, capelli grigi, viso scolpito dagli anni, la lasciò andare. Tanto prima o poi sarebbe stata fermata da qualcuno con più potere. Anche se nel frattempo avrebbe potuto fare danni, pensò subito dopo. Così entrò nel gabbiotto della metro al centro dei tornelli e fece una telefonata al suo capo servizio. E il capo servizio chiamò la Polizia. Una pattuglia di zona che era lì nei pressi , fece inversione e seguì un pò di gente che sciamava sui marciapiedi. Ma non si accorse di nulla. Avevano l'urgente problema di dove andare a fare colazione. E con i bar che funzionavano solo da asporto, si sarebbero trovati ad affrontare un grosso problema. Gigantesco.  Come avrebbero fatto a non riempire di briciole di cornetto l'auto di servizio?

4

 Mario tornò a casa dal lavoro. Sheila gli andò incontro, dopo che aveva appeso il loden sull'appendiabiti  all'ingresso. Si baciaro...